Un nuovo inizio

Livingstone, 9 Gennaio 2015

Cosa vedi? Niente. Quando chiudo gli occhi e cerco di rasserenarmi è questo quello che percepisco. Niente. Quanto visualizzo è solo un immenso e sconfinato oceano nero. E’ forse proprio questo sfondo così omogeneamente scuro e totalizzante che permette a tutte le sensazioni di stagliarsi in modo più evidente. E’ una sensazione di torpore che a tratti ti spinge a vivere intensamente tutte le sensazioni e dall’altro ti annichilisce. Dove sono le mie liste mentali con sopra schierati in fila come soldatini tutte le attività da svolgere nella giornata e nella settimana? Dove è l’archivio con tutti i bilanci a monitoraggio della mia personale performance giornaliera? Dov’è finita la lavagna con gli imperativi su quello che è più giusto fare per gli altri? Questo buio è spiazzante e assordante. Ti senti nella calma dell’occhio del ciclone, ma attorno percepisci che la potenza distruttiva dell’aria, del vento e dei detriti raccolti lungo il percorso è lì ad un passo. E’ pigrizia o forse stanchezza ciò che mi porta a non allungare il collo e osservare più da vicino la tempesta per cercare di sedarla? O forse è semplicemente giusto così, perdersi nel vuoto del momento e imparare ad assaporare anche le piccole cose senza la pretesa di strutture o schemi da riempire? Il dilemma diventa sempre più quotidiano e abbandonare la strada delle consuetudini ben costruita in questi 28 anni per una mulattiera ancora da progettare è difficile. Sembra che il difficile sia già passato; ormai conosci il posto, vieni riconosciuto per strada, sai come negoziare i prezzi per non farti applicare la tariffa da turista, conosci bene il caldo afoso e le zanzare che non ti lasciano dormire la notte…ma forse è proprio ora che dopo il difficile sballottolamento iniziale inizi a capire che si riparte davvero. C’è ancora curiosità, entusiasmo ed emozione per l’esperienza che stai vivendo ma l’euforia dell’inizio per il primo avvistamento di “madre con bimbo sul dorso e cesta in testa” sta iniziando a depositarsi eliminando quell’atmosfera di inebriante fuliggine nell’aria che ti permette di attraversare il tempo senza porti quesiti. Ti senti in una bolla sospeso tra due cuori. Da un lato c’è quest’africa, i visi, le sensazioni, la realizzazione e dall’altro il mondo che hai lasciato. La famiglia, gli amici e l’età che avanza. Al momento gli affetti sembrano non mancare ma basta una skype call di straforo per lacrimare di gioia nel vedere tutti loro; ma le sensazioni e questo torpore è come se ti obbligassero per una volta a dare ascolto prima a te. E’ tempo di prendersi più tempo per assaporare il tempo presente e quello che verrà. E’ tempo di conoscersi, amarsi, capirsi e coccolarsi. E’ tempo per eliminare schemi, bilanci e imperativi e aprire le orecchie dell’anima e drizzare le antenne dei sensi. E’ tempo per ripensare, ricostruire e iniziare ad immaginare. E’ tempo di ringraziare tutto ciò che mi circonda e apprezzare quanto sono riuscita a costruire in questi primi 28 anni di vita. Non ho una risposta a tutto questo. Avrò giornate in balia della corrente e giornate con un sorriso stampato sul viso. Certezze e incertezze. Tutto è in continua trasformazione ma voglio che questo anno nuovo mi porti l’immutabile voglia di ringraziare questa instabilità, gli alti e i bassi, i sorrisi e le lacrime, l’entusiasmo e la pigrizia per avermi fatto sentire viva.

Buon anno e buon inizio a tutti voi!!!

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